Codice disciplinare art. 59 del CCNL 21/5/218

 

 

 

Codice disciplinare (Art. 3 CCNL del 11/04/2008) integrato con le disposizioni del D.Lgs. n. 150 del 27.10.2009

Le disposizioni del D. Lgs. n. 150 del 27.10.2009 sono evidenziate in grassetto nel testo 1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza, e in conformità a quanto previsto dall’art. 55 del d.lgs. n. 165 del 2001 e successive modificazioni ed integrazioni, il tipo e l’entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione ai seguenti criteri generali:

a) intenzionalità del comportamento, grado di negligenza, imprudenza o imperizia dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell’evento;

b) rilevanza degli obblighi violati;

c) responsabilità connesse alla posizione di lavoro occupata dal dipendente;

d) grado di danno o di pericolo causato all’ente, agli utenti o a terzi ovvero al disservizio determinatosi;

e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo al comportamento del lavoratore, ai precedenti disciplinari nell’ambito del biennio previsto dalla legge, al comportamento verso gli utenti;

f) al concorso nella mancanza di più lavoratori in accordo tra di loro.

2. La recidiva nelle mancanze previste ai commi 4, 5 e 6, già sanzionate nel biennio di riferimento, comporta una sanzione di maggiore gravità tra quelle previste nell’ambito dei medesimi commi.

3. Al dipendente responsabile di più mancanze compiute con unica azione od omissione o con più azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico procedimento, è applicabile la sanzione prevista per la mancanza più grave se le suddette infrazioni sono punite con sanzioni di diversa gravità.

4. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o scritto al massimo della multa di importo pari a 4 ore di retribuzione si applica, graduando l’entità delle sanzioni in relazione ai criteri del comma 1, per:

a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema di assenze per malattia, nonché dell’orario di lavoro;

b) condotta non conforme ai principi di correttezza verso superiori o altri dipendenti o nei confronti del pubblico;

c) negligenza nell’esecuzione dei compiti assegnati, nella cura dei locali e dei beni mobili o strumenti a lui affidati o sui quali, in relazione alle sue responsabilità, debba espletare attività di custodia o vigilanza;

d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul lavoro

ove non ne sia derivato danno o disservizio;

e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio dell’ente, nel

rispetto di quanto previsto dall’art. 6 della legge 20 maggio 1970 n. 300;

f) insufficiente rendimento, rispetto ai carichi di lavoro e, comunque, nell’assolvimento dei

compiti assegnati.

L’importo delle ritenute per multa sarà introitato dal bilancio dell’ente e destinato ad attività

sociali a favore dei dipendenti.

5. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino

ad un massimo di 10 giorni si applica, graduando l’entità della sanzione in relazione ai criteri di

cui al comma 1, per:

a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4, che abbiano comportato l’applicazione del

massimo della multa;

b) particolare gravità delle mancanze previste al comma 4;

c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso; in tali

ipotesi l’entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell’assenza o

dell’abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione degli

obblighi del dipendente, agli eventuali danni causati all’ente, agli utenti o ai terzi;

d) ingiustificato ritardo, non superiore a 10 giorni, a trasferirsi nella sede assegnata dai

superiori;

e) svolgimento di attività che ritardino il recupero psico-fisico durante lo stato di malattia o di

infortunio;

f) testimonianza falsa o reticente in procedimenti disciplinari o rifiuto della stessa;

g) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi o diffamatori nei confronti di

altri dipendenti o degli utenti o di terzi;

h) alterchi negli ambienti di lavoro, anche con utenti o terzi;

i) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’ente, salvo che siano espressione della libertà di

pensiero, ai sensi dell’art.1 della legge n.300 del 1970;

j) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, lesivi della dignità della

persona;

k) violazione di obblighi di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere

precedenti, da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo all’ente, agli utenti o ai

terzi;

l) sistematici e reiterati atti o comportamenti aggressivi, ostili e denigratori che assumano

forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un altro dipendente.

6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da

11 giorni fino ad un massimo di 6 mesi si applica per:

a) recidiva nel biennio delle mancanze previste nel comma precedente quando sia stata

comminata la sanzione massima oppure quando le mancanze previste al comma 5 presentino

caratteri di particolare gravità;

b) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un numero di giorni superiore a quello

indicato nella lett. c) del comma 5 e fino ad un massimo di 15;

c) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del controllo o della vigilanza, di fatti

e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni

di pertinenza dell’ente o ad esso affidati;

d) persistente insufficiente rendimento o fatti, colposi o dolosi, che dimostrino grave incapacità

ad adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;

e) esercizio, attraverso sistematici e reiterati atti e comportamenti aggressivi ostili e

denigratori, di forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti di un altro

dipendente al fine di procurargli un danno in ambito lavorativo o addirittura di escluderlo dal

contesto lavorativo;

f) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, di particolare gravità che siano

lesivi della dignità della persona;

g) fatti e comportamenti tesi all’elusione dei sistemi di rilevamento elettronici della presenza e

dell’orario o manomissione dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli stessi.

Tale sanzione si applica anche nei confronti di chi avalli, aiuti o permetta tali atti o

comportamenti;

h) alterchi di particolare gravità con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con utenti;

i) qualsiasi comportamento da cui sia derivato danno grave all’ente o a terzi.

Nella sospensione dal servizio prevista dal presente comma, il dipendente è privato della

retribuzione fino al decimo giorno mentre, a decorrere dall’undicesimo, viene corrisposta allo

stesso una indennità pari al 50% della retribuzione indicata all’art. 52, comma 2, lett. b)

(retribuzione base mensile) del CCNL del 14.9.2000 nonché gli assegni del nucleo familiare ove

spettanti. Il periodo di sospensione non è, in ogni caso, computabile ai fini dell’anzianità di

servizio.

7. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso si applica per:

a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, nelle mancanze previste ai commi 5 e 6, anche

se di

diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza tra quelle previste nei medesimi

commi, che abbia comportato l’applicazione della sanzione massima di 6 mesi di sospensione

dal servizio e dalla retribuzione, fatto salvo quanto previsto al successivo comma 8, lett. a);

b) recidiva nell’infrazione di cui al comma 6, lettera c);

c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’ente per riconosciute e motivate esigenze

di servizio nel rispetto delle vigenti procedure, adottate nel rispetto dei modelli di relazioni

sindacali previsti, in relazione alla tipologia di mobilità attivata;

d) mancata ripresa del servizio nel termine prefissato dall’ente quando l’assenza arbitraria ed

ingiustificata si sia protratta per un periodo superiore a quindici giorni. Qualora il dipendente

riprenda servizio si applica la sanzione di cui al comma 6;

e) continuità, nel biennio, dei comportamenti rilevati attestanti il perdurare di una situazione di

insufficiente rendimento o fatti, dolosi o colposi, che dimostrino grave incapacità ad adempiere

adeguatamente agli obblighi di servizio;

f) recidiva nel biennio, anche nei confronti di persona diversa, di sistematici e reiterati atti e

comportamenti aggressivi ostili e denigratori e di forme di violenza morale o di persecuzione

psicologica nei confronti di un collega al fine di procurargli un danno in ambito lavorativo o

addirittura di escluderlo dal contesto lavorativo;

g) recidiva nel biennio di atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che

siano lesivi della dignità della persona;

h) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso fuori dal servizio e non

attinente in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta la prosecuzione per la sua

specifica gravità;

i) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere

precedenti di gravità tale secondo i criteri di cui al comma 1, da non consentire la prosecuzione

del rapporto di lavoro;

j) reiterati comportamenti ostativi all’attività ordinaria dell’ente di appartenenza e comunque

tali da comportare gravi ritardi e inadempienze nella erogazione dei servizi agli utenti.

Integrazioni previste dall’art. 55-quater:

b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non

continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni

nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di

assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;

c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate

esigenze di servizio;

2. Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione

lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale

l’amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e

contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni

pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo è dovuto alla

reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da

norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e

provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento

di cui all’articolo 54.

8. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si applica per:

a) terza recidiva nel biennio, negli ambienti di lavoro, di vie di fatto contro dipendenti o terzi,

anche per motivi non attinenti al servizio;

b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi e,

comunque, con mezzi fraudolenti, ovvero che la sottoscrizione del contratto individuale di

lavoro sia avvenuta a seguito di presentazione di documenti falsi;

c) condanna passata in giudicato:

1. per i delitti già indicati nell’ art.1, comma 1, lettere a), b) limitatamente all’art. 316 del

codice penale, c), ed e) della legge 18 gennaio 1992 n. 16; per il personale degli enti locali il

riferimento è ai delitti previsti dagli artt. 58, comma 1, lett. a), b) limitatamente all’art. 316 del

codice penale, lett. c), d) ed e), e 59, comma 1, lett. a), limitatamente ai delitti già indicati

nell’art. 58, comma 1, lett. a) e all’art. 316 del codice penale, lett. b) e c) del D.Lgs.n. 267 del

2000.

2. per gravi delitti commessi in servizio;

3. per i delitti previsti dall’art. 3, comma 1 della legge 27 marzo 2001 n. 97;

d) condanna passata in giudicato quando dalla stessa consegua l’interdizione perpetua dai

pubblici uffici;

e) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in servizio o fuori servizio che, pur

non attenendo in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta neanche provvisoriamente

la prosecuzione per la sua specifica gravità;

f) violazioni intenzionali degli obblighi non ricompresi specificatamente nelle lettere precedenti,

anche nei confronti di terzi, di gravità tale, in relazione ai criteri di cui al comma 1, da non

consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro;

g) l’ipotesi in cui il dipendente venga arrestato perché colto, in flagranza, a commettere reati

di peculato o concussione o corruzione e l’arresto sia convalidato dal giudice per le indagini

preliminari.

Integrazioni previste dall’art. 55-quater:

a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di

rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione

dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta

falsamente uno stato di malattia;

d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione

dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;

e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o

minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;

f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione

perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto

di lavoro.

Art. 55-quinquies (False attestazioni o certificazioni).

1. Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica

amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante

l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità

fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione

medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione

da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si

applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.

2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilità penale e

disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al

compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la

mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione.

3. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto di cui

al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione

dall’albo ed altresì, se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se

convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o

la decadenza dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il

medico, in relazione all’assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati

clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati.

Art. 55-sexies (Responsabilità disciplinare per condotte pregiudizievoli per

l’amministrazione e limitazione della responsabilità per l’esercizio dell’azione

disciplinare).

1. La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante

dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la

prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto

collettivo o individuale, a atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza

o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54, comporta l’applicazione nei suoi

confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di un’altra sanzione

disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un

minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entità del

risarcimento.

2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, il lavoratore, quando cagiona grave danno al

normale funzionamento dell’ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza

professionale accertate dall’amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e

contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni

pubbliche, è collocato in disponibilità, all’esito del procedimento disciplinare che

accerta tale responsabilità, e si applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui

all’articolo 33, comma 8, e all’articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4. Il provvedimento che

definisce il giudizio disciplinare stabilisce le mansioni e la qualifica per le quali può

avvenire l’eventuale ricollocamento. Durante il periodo nel quale è collocato in

disponibilità, il lavoratore non ha diritto di percepire aumenti retributivi

sopravvenuti.

3. Il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare, dovuti all’omissione o

al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a

valutazioni sull’insussistenza dell’illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente

infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare,

comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l’applicazione della

sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione

in proporzione alla gravità dell’infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre

mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresì la

mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello

spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non

aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal

servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal

contratto collettivo.

4. La responsabilità civile eventualmente configurabile a carico del dirigente in

relazione a profili di illiceità nelle determinazioni concernenti lo svolgimento del

procedimento disciplinare è limitata, in conformità ai principi generali, ai casi di dolo

o colpa grave.

Art. 68, secondo periodo del comma 2 del D. Lgs n. 150 del 27.10.2009

La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare,

recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli

effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro

Le mancanze non espressamente previste nei commi e articoli precedenti sono comunque

sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi riferimento, quanto all’individuazione

dei fatti sanzionabili, agli obblighi dei lavoratori di cui all’art. 23 del CCNL del 6.7.1995, come

modificato dall’art.23 del CCNL del 22.1.2004, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai

principi desumibili dai commi e articoli precedenti.

Dalla data di sottoscrizione definitiva del presente CCNL sono disapplicate le disposizioni

dell’art.25 del CCNL del 6.7.1995 come sostituito dall’art.25 del CCNL del 22.1.2004

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